🌊 "Messina in Onda" / 2025-1-IT03-ESC30-SOL-000348002 🎙️
- Be The Change Italy

- 20 mag
- Tempo di lettura: 11 min
Aggiornamento: 9 ago

Che cosa succede quando un gruppo di giovani smette di aspettare uno spazio in cui essere ascoltato e decide di costruirlo? Messina in Onda è nato da questa domanda e, nel corso di dodici mesi, ha trasformato un’idea semplice - aprire dei microfoni alle voci della città - in una redazione giovanile, un percorso di formazione, una rete di collaborazioni e una vera infrastruttura media composta da podcast, video, social network, web app, eventi pubblici e strumenti educativi riutilizzabili.

🌐 Visita la web app di Messina in Onda per esplorare episodi, calendario e proposte.
Il progetto di solidarietà "Messina in Onda", identificato dal codice 2025-1-IT03-ESC30-SOL-000348002, è stato realizzato nell’ambito del Corpo Europeo di Solidarietà, azione Solidarity Projects, con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Gioventù e dell’associazione Be The Change. Non è stato pensato come una semplice serie di interviste, ma come un laboratorio di partecipazione: un luogo in cui imparare a raccontare, ascoltare, fare ricerca, utilizzare attrezzature professionali, lavorare in squadra e incontrare persone che abitano Messina in modi diversi.
Al centro non c’era soltanto il prodotto finale. C’era soprattutto il processo: dare ai giovani la possibilità di passare da fruitori di contenuti a creatori consapevoli, capaci di scegliere un tema, costruire una domanda, accogliere un ospite, registrare una conversazione, montarla, sottotitolarla, pubblicarla e portarla dentro una comunità reale.
💡 L’idea: da un’esperienza europea a uno spazio stabile per Messina
Il nucleo del progetto si è formato attraverso le attività locali di Be The Change. Un passaggio decisivo è arrivato durante il follow-up dello scambio giovanile “Oops!... I Wasted It Again!”, realizzato nel territorio messinese nel novembre 2024. In quell’occasione alcuni futuri membri del gruppo hanno preso parte a una sessione di podcasting: non soltanto una registrazione, ma un’esperienza in cui tecnologia, dialogo e apprendimento non formale si sono incontrati.
Da lì è nata una domanda molto concreta: perché non creare a Messina uno spazio continuativo, accessibile e guidato dai giovani, nel quale parlare della città senza doverne offrire un’immagine perfetta? Un podcast capace di accogliere entusiasmo e frustrazione, appartenenza e desiderio di partire, creatività, università, lavoro, vita notturna, identità, associazionismo e relazioni interculturali.
L’intuizione iniziale è diventata una proposta di solidarietà locale: usare la produzione mediale come strumento di inclusione e cittadinanza attiva. Il microfono avrebbe dato forma alle conversazioni, ma il vero risultato sarebbe stato tutto ciò che accadeva intorno al tavolo - l’ascolto, la negoziazione delle idee, la condivisione delle responsabilità e l’incontro con persone esterne al gruppo.
👥 Il gruppo: competenze diverse, responsabilità condivise
Messina in Onda è stato costruito da un gruppo con profili, storie e competenze differenti. Questa diversità non è rimasta sullo sfondo: è diventata parte del metodo di lavoro.
Arlan Alin ha contribuito alla gestione del progetto, alla pianificazione interna e alla costruzione di un flusso di lavoro sostenibile. Yana Sopp ha portato attenzione ai temi sociali, allo sviluppo sostenibile e alla qualità dei contenuti. Amin Tahirli ha sostenuto la comunicazione digitale, la promozione e il rapporto con i pubblici online. Lamia Rahali ha lavorato sul monitoraggio, sul feedback e sulla lettura dell’impatto, mettendo in relazione partecipazione, cittadinanza attiva e crescita personale. Mohamed Naim ha avuto un ruolo centrale nella gestione del gruppo, nel networking con associazioni e ospiti, nella mediazione interculturale e nella capacità di trasformare contatti informali in conversazioni e collaborazioni. Carim Gemelli ha rafforzato la dimensione locale della produzione, la partecipazione alle registrazioni e lo sviluppo dei contenuti.
Accanto al gruppo ha lavorato Emanuel Caristi, coach del progetto, accompagnando il percorso su organizzazione, podcasting, storytelling, comunicazione multimediale, public speaking, uso dell’attrezzatura, montaggio, gestione degli eventi, valutazione e Youthpass. Il coaching non ha sostituito le decisioni dei giovani: ha offerto strumenti, domande e standard tecnici affinché il gruppo potesse diventare progressivamente più autonomo.
La distribuzione dei ruoli non è mai stata rigida. Chi iniziava occupandosi di comunicazione poteva sperimentare la conduzione; chi aveva più familiarità con la parte tecnica poteva lavorare sull’accoglienza degli ospiti; chi preferiva osservare poteva contribuire con ricerca, logistica, sottotitoli, fotografie o feedback. La rotazione ha impedito che una sola persona diventasse indispensabile e ha trasformato ogni produzione in un’occasione di apprendimento.
🛠️ Imparare facendo: formazione, coaching e prove
La parte visibile di un podcast è la conversazione pubblicata. Quella invisibile è fatta di prove, errori, ascolti, cavi collegati e scollegati, scalette riscritte, riunioni e tentativi che servono a costruire sicurezza. Messina in Onda ha dedicato una parte sostanziale del proprio anno proprio a questa dimensione.
Il coaching formalmente documentato ha coperto dodici giornate e novanta ore, dalla progettazione iniziale alla valutazione finale. A queste si sono aggiunti numerosi incontri del gruppo, sia in presenza sia online: momenti di preparazione, team building, ricerca, apprendimento tecnico, definizione editoriale, contatto con gli ospiti, revisione dei materiali e organizzazione degli eventi.
Nella prima fase il gruppo ha chiarito obiettivi, ruoli, calendario e regole di collaborazione. Successivamente ha lavorato su ascolto attivo, struttura di un’intervista, storytelling, costruzione di domande aperte, gestione dei tempi, consenso dell’ospite e cura delle situazioni sensibili. La formazione tecnica ha affrontato il funzionamento dei microfoni, i collegamenti XLR, il gain, l’ascolto in cuffia, la registrazione multitraccia, l’illuminazione, l’inquadratura e la sincronizzazione tra audio e video.
Il set principale è stato progettato per tre voci, con RØDECaster Pro II, microfoni RØDE PodMic USB su bracci articolati, cuffie Shure SRH440A e un Behringer XM8500 come microfono aggiuntivo. Le riprese sono state effettuate con due smartphone utilizzati come Camera A e Camera B, supportati da treppiedi, softbox e luci LED per garantire continuità visiva. DaVinci Resolve Studio e Adobe Premiere Pro sono stati usati per gli episodi completi, mentre CapCut Pro ha reso più rapido il montaggio dei contenuti verticali destinati ai social.
Le sessioni che non hanno prodotto un episodio pubblicato non sono state considerate fallimenti. Sono servite per imparare a parlare davanti a un microfono, regolare livelli diversi per ogni voce, riconoscere una registrazione inutilizzabile, migliorare il ritmo, riformulare una domanda o affrontare un imprevisto. In un progetto educativo, anche un file che non arriva online può documentare una competenza acquisita.
🧭 Dalla riunione editoriale alla pubblicazione
Ogni episodio iniziava molto prima del tasto REC. Il gruppo raccoglieva proposte emerse dalle proprie conversazioni, dai commenti ricevuti, dalle associazioni e dalle persone incontrate sul territorio. Le idee venivano discusse valutando rilevanza, fattibilità, pluralità delle prospettive e disponibilità di un ospite.
Una volta scelto il tema, si preparava un brief: obiettivo della conversazione, pubblico, lingua, domande principali, possibili passaggi delicati e materiali da verificare. Seguivano il contatto con l’ospite, la spiegazione del formato e del consenso, la prova tecnica e la distribuzione dei ruoli per registrazione, foto, video, monitoraggio e accoglienza.
Dopo la registrazione iniziava la post-produzione. Audio e video venivano copiati e organizzati, le tracce sincronizzate, gli errori tecnici corretti quando possibile e il montaggio costruito rispettando il senso della conversazione. Il gruppo produceva un master dal quale ricavare episodio completo, estratti, trailer, reel verticali e materiali sottotitolati. I contenuti sono stati realizzati in italiano e inglese o resi accessibili attraverso sottotitoli, così da poter circolare anche in contesti internazionali.
Questo flusso ha insegnato qualcosa che va oltre il podcasting: la qualità nasce dall’organizzazione. Nominare i file in modo coerente, conservare i consensi, sapere chi deve fare la prossima azione e archiviare un master pulito sono competenze poco spettacolari, ma fondamentali per rendere un progetto collettivo affidabile e replicabile.
🎧 Molti episodi, molte Messine
La produzione ha portato alla pubblicazione di piu' di venti episodi editati e pubblicati, disponibili su YouTube e Spotify e raccolti anche nella web app del progetto. Più che seguire una sola linea tematica, la serie ha scelto di costruire un mosaico: ogni episodio aggiunge un punto di vista sulla città, sui giovani che la abitano e sulle domande che attraversano la loro quotidianità.
“Why are we leaving?” affronta il rapporto tra giovani, opportunità e desiderio di partire. “Nightlife in Messina” e “Is Messina Boring?” interrogano due etichette ricorrenti senza dare risposte preconfezionate. “Why Choose Messina?” prova invece a guardare la città attraverso le ragioni di chi decide di restare o di sceglierla.
La creatività locale emerge in episodi come “No Talent Needed: Cult of Ithalia”, “Messina as a Canvas: Cult of Ithalia”, “Rap or Freestyle?”, “From Bedroom Bars to Stretto Cypher” e “Stretto Cypher”. Fotografia, abbigliamento, musica e cultura urbana diventano modi diversi di leggere il territorio. “Just Click a Button?” parte dalla fotografia per raccontare la Messina meno visibile; “What Are You Wearing?” usa lo stile come porta d’ingresso verso identità e rappresentazione.
Altri episodi si concentrano su appartenenza, relazioni e cura. “Where Do I Belong?” affronta la ricerca di un luogo e di una comunità. “The World in One Room” mette al centro l’incontro tra culture. “Children Don’t Come with Manuals” apre uno spazio sulla genitorialità e sulle aspettative sociali. “Debate Without Drama” riflette su come sostenere un confronto senza trasformarlo in conflitto. Episodi come “Momo Takes the Mic” e “Why This Podcast? Meet the Voices” rendono visibile anche il gruppo, le motivazioni personali e il dietro le quinte del progetto.
La pubblicazione su più piattaforme non è stata una semplice duplicazione. YouTube ha permesso di valorizzare il linguaggio visivo e i sottotitoli; Spotify ha offerto un ascolto più vicino alla forma podcast; reel e brevi estratti hanno aperto porte d’ingresso rapide; la web app ha ricomposto episodi, calendario, proposte e materiali in un ambiente unitario.
🌍 Quando il podcast esce dallo studio
Messina in Onda ha funzionato davvero quando il microfono ha smesso di essere percepito come un oggetto riservato a chi “sa già parlare”. Durante il progetto più di cento giovani hanno provato direttamente l’esperienza del podcast attraverso formazione, prove, registrazioni, interviste e attività pubbliche. Altri hanno partecipato come spettatori, osservatori, ospiti, collaboratori o persone interessate a entrare nel gruppo.
Un momento particolarmente significativo è stato l’evento pubblico conclusivo al Caffè Letterario Volta Pagina. Più di cento giovani di Messina hanno incontrato il team e referenti di realtà giovanili, trasformando la restituzione finale in una serata di conversazioni e nuove connessioni. Il progetto è stato presentato non come un prodotto chiuso, ma come una piattaforma che poteva continuare a ospitare idee, persone e collaborazioni.
Nel corso dell’anno il dialogo ha coinvolto o intercettato una rete ampia: Crafters Bridge, Cult of Ithalia/iThalia Art Community, gruppi studenteschi collegati all’Università di Messina, Comunità di Sant’Egidio, Amici della Biblioteca T. Cannizzaro, Deep Healing Talks, Messina Pulse, Invict Academy, Aruncity Runners e numerose altre realtà attive sul territorio. Il livello di collaborazione è stato diverso da caso a caso - ospitalità, partecipazione a eventi, segnalazione di persone, condivisione dei contenuti, networking - ma l’effetto complessivo è stato quello di allargare il perimetro del progetto.
Il podcast è stato inoltre utilizzato dai giovani del core team come strumento di educazione non formale in attività e incontri internazionali. Portare attrezzatura e metodo fuori dal set abituale ha dimostrato che il format poteva adattarsi: una conversazione registrata può diventare un esercizio di ascolto interculturale, una restituzione di gruppo, una testimonianza o un modo per coinvolgere persone che non sceglierebbero spontaneamente un workshop tradizionale.
🤝 Partecipare deve essere possibile: rimuovere gli ostacoli
Un progetto giovanile può dichiararsi aperto e rimanere, nei fatti, accessibile soltanto a chi dispone già di tempo, denaro, mobilità e sicurezza. Per Messina in Onda l’inclusione è stata anche una questione organizzativa.
Grazie al sostegno del Corpo Europeo di Solidarietà, il gruppo ha potuto affrontare ostacoli molto concreti: spostamenti in automobile, pasti condivisi durante le giornate più lunghe, snack, bevande e cibo in location, necessità logistiche legate alle registrazioni e supporto a chi avrebbe avuto difficoltà a partecipare con continuità. Non si è trattato di elementi marginali. Mangiare insieme dopo ore di lavoro, poter raggiungere il luogo di un incontro o non dover anticipare un costo può determinare chi resta dentro un progetto e chi è costretto a rinunciare.
La stessa attenzione è stata rivolta a ospiti, spettatori e giovani interessati a osservare o contribuire. Le attività hanno offerto più modalità di ingresso: parlare al microfono, lavorare dietro le quinte, assistere, proporre un tema, aiutare con un evento, prendere parte online. L’uso di italiano e inglese, i sottotitoli, la possibilità di alternare presenza e collegamenti a distanza e la rotazione dei ruoli hanno contribuito a ridurre barriere linguistiche, geografiche e legate alla fiducia in sé.
Questa esperienza ha lasciato un principio replicabile: l’inclusione non è una frase da aggiungere alla fine di un progetto, ma una voce da pianificare dall’inizio. Richiede tempo, risorse, ascolto e la disponibilità a modificare il formato quando una persona non riesce ad adattarsi a quello previsto.
📡 Non un solo canale: un’infrastruttura media
Uno dei risultati più forti è la dimensione dell’ecosistema costruito. Messina in Onda non coincide con una playlist. Il progetto ha sviluppato un’identità visiva e sonora, intro e outro, tracce audio originali, copertine, template, archivio di produzione e una presenza coordinata su più ambienti.
Il profilo Instagram @messinainonda ha raccolto circa cento post e centinaia di storie e reel creati dai ragazzi: non soltanto promozione degli episodi, ma prove, volti, domande, frammenti di eventi e vita della redazione. TikTok ha offerto un ulteriore spazio per i formati brevi. Spotify e YouTube hanno ospitato gli episodi completi, mentre la web app ha riunito ascolto, calendario, commenti, proposte di argomenti, strumenti e accesso ai diversi canali.
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Questa infrastruttura ha due valori. Il primo è pubblico: rende il progetto rintracciabile e permette a una persona di entrarvi dalla piattaforma che usa già. Il secondo è organizzativo: conserva memoria, file, format e relazioni, evitando che tutto scompaia al termine del finanziamento. I canali sono diventati beni comuni del gruppo, pronti ad accogliere una seconda stagione e nuovi giovani interessati a contribuire.
📘 Dalla pratica a un metodo aperto: “Podcasting for Change”
L’esperienza maturata non è rimasta soltanto nelle mani di chi ha partecipato. Il team l’ha trasformata in “Podcasting for Change”, una guida pratica in italiano e inglese pensata per gruppi giovanili, associazioni, youth worker, educatori e comunità che vogliono avviare un podcast partecipativo.

La guida accompagna il lettore in dodici passaggi: dalla lettura del territorio e dalla costruzione del gruppo alla scelta dei temi; dalla cura dell’ospite e del consenso al set tecnico; dalla registrazione alla post-produzione, ai sottotitoli, alla pubblicazione, agli eventi, alla valutazione e allo Youthpass. Contiene inoltre sette schede stampabili per progettare un episodio, preparare il consenso, controllare la registrazione, organizzare un evento e facilitare il debrief.
Il toolkit non propone un unico modello da copiare. Distingue ciò che è essenziale - ascolto, sicurezza, ruoli chiari, backup, consenso, restituzione - da ciò che può essere adattato alle risorse disponibili. Anche un gruppo con attrezzatura più semplice può applicarne il metodo, purché consideri accessibilità, qualità del processo e responsabilità editoriale.
La pubblicazione nella SALTO-YOUTH Toolbox ha dato al risultato una dimensione europea. Le versioni italiana e inglese possono essere scaricate e utilizzate gratuitamente, trasformando un’esperienza nata a Messina in una risorsa per altri contesti di youth work.
📘 Scarica “Podcasting for Change” nella SALTO-YOUTH Toolbox.
✨ Che cosa è cambiato
I risultati più immediati sono visibili: episodi pubblicati, canali, fotografie, eventi, una web app, una guida, un archivio e una rete di contatti. Quelli più profondi emergono nel modo in cui i giovani descrivono ciò che hanno imparato.
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Il monitoraggio conclusivo ha rilevato un’acquisizione diffusa di nuove competenze tecnologiche e la volontà di riutilizzarle, insieme a una crescita nella capacità di lavorare in gruppo, cooperare con persone diverse, riconoscere discriminazioni e trasformare un’idea in un’attività per la comunità. Sono migliorate autonomia, responsabilità, adattabilità, comunicazione e fiducia nel prendere parola. La preparazione dello Youthpass ha aiutato a riconoscere che condurre un’intervista, risolvere un problema tecnico o negoziare una scelta editoriale sono apprendimenti trasferibili anche fuori dal progetto.
🌊 A New Wave of Volunteers and Podcast Episodes 🏝️https://padlet.com/MessinaInOnda/socialwave-who-we-are-7hp66kssaepsj6x
Alcuni effetti hanno già prodotto nuove traiettorie. L’esperienza ha contribuito a ispirare percorsi personali come TheSmileyCurly, lo spazio narrativo creato da Lamia. Sono arrivate richieste per partecipare alla formazione, proporre ospiti, ricevere supporto o entrare nel gruppo. Un nuovo nucleo di giovani ha manifestato interesse a portare avanti il progetto e la pianificazione di una seconda stagione ha dato una forma concreta alla continuità.
Soprattutto, Messina in Onda ha dimostrato che un medium può diventare un’infrastruttura sociale. Un episodio mette in relazione chi conduce e chi è ospite; una registrazione coinvolge tecnici, fotografi, organizzatori e pubblico; un evento collega associazioni; un reel raggiunge chi non avrebbe aperto un podcast di quaranta minuti; una guida permette a un altro gruppo di ricominciare altrove.
Il finanziamento ha avuto una durata definita. Le competenze, i canali, le relazioni e il desiderio di continuare no.
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Messina in Onda è un progetto di solidarietà realizzato con il sostegno del Corpo Europeo di Solidarietà e dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, con l’accompagnamento di Be The Change.




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